Esiste un modo per svecchiare i siti di informazione?

Mi annoio e mi esalto, in rete. Trovo sempre nuovi spunti, articoli how to che spiegano più o meno bene più o meno tutto.

don draper

Su Youtube trastullo il mio cervello con una dose infinita di musica, tutorial, video demenziali e repliche televisive.

Facebook, Twitter e altri social mi servono per restare aggiornata sugli altri (Fb) e sul mondo (Tw).

Con Instagram ho imparato a constatare quanto la gente possa tirarsela per un ultimo acquisto (che poi magari è un collutorio, o uno smalto, o un paio di calzini con il faccione di Che Guevara).

Periscope, e qui ne ho già parlato, ha impiegato meno di un attimo per diventare territorio fertile per sapientoni con la tastiera, poi qua e là trovi simpaticoni che fanno dirette live (qualcuno le ha definite dirette life) di venti minuti inquadrando frigoriferi o dispense.

Google+ forse è quello che si difende meglio da attempati, troll e guastafeste, ma solo perché è popolato da balle di fieno (sì, ok, molte community verticali hanno trovato lì il loro lido, per il resto, c’è addirittura poca fuffa).

Linkedin è sempre più interessante. Personalmente, trascorro molto più tempo a capire come trovare collegamenti validi ed espandere il mio network che a dispensare cuori su Instagram. Con Pulse (il personal blog che LinkedIn mette a disposizione della sua rete di utenti), poi, ha dato una svolta decisiva.

C’è un’altra realtà che mi ha colpito tanto all’inizio, tanto nel momento in cui ho deciso di diventarne parte attiva, ma davvero poco nel periodo successivo (quando, insomma, l’eccitamento per il posto nuovo si è esaurito): Tumblr.

Tempo fa lo avevo definito “un Twitter obeso o un blog anoressico“, visto che lo utilizzavo per dare sfogo alla mia insonnia con post di breve/media lunghezza (con più di 140 caratteri, per intenderci) di argomento più disparato.

Tumblr è un po’ il MySpace o i Live Space di una volta con l’aggiunta di alcune dinamiche di Facebook, secondo me. È un ecosistema variegato, non è più (e non è solo) territorio per teenager.

Ora, non so bene come, e se anche controllassi la cronologia delle ricerche non è detto che riuscirei a risalirci, ma ho beccato questo sito di news fatto con Tumblr: www.4newswall.com.

Ecco, mi è sembrato che dopo mesi e mesi di lucine stroboscopiche, frasi flashintermittenti, colori psichedelici, immagini in HD che caricano dopo anni e stralci di film/serie tv tagliuzzati e sottotitotali, Tumblr abbia finalmente lanciato un meme (è un meme, vero?) che mi ha colpito e che ha modificato qualcosa in un settore (giornalismo/informazione) che pare barboso anche quando è sottoposto a vari aggiornamenti.

4newswall è un sito di news fatto di sole gif (perlomeno in homepage).

Condensed news è un po’ payoff e un po’ sunto ufficiale di 4newswall. Personalmente, considero 4newswall una forma di svecchiamento dei siti di informazione. È una novità interessante, magari poco applicabile a realtà più grandi, ma se dovessi scegliere fra 4newswall e Fanpage (solo per citarne uno, tra i più odiosi, secondo me), ci sarebbe poca lotta e il sito base Tumblr vincerebbe a mani basse.

E voi? Sarete mica adepti di Fanpage? 🙂

Annunci

Foap, come vendere le proprie foto su Internet

Guadagnare con le foto direttamente dallo smartphone o dal pc

Instagram sta avendo un successo planetario, i numeri parlano chiaro: oltre 300 milioni di utenti e qualcosa come 70 milioni fra foto e video condivisi ogni giorno (fonte Wired, dicembre 2014).

Sul social fioccano ogni giorno migliaia di hashtag e le aziende non hanno mai perso tempo per attuare personali strategie di engagement e di branding, valutandone i benefici anche in termini di ritorni economici.  Bene, ma gli utenti “semplici”, chi ha giusto una passione per la fotografia, i dilettanti, i bimbiminkia con seguiti degni di Gianni Morandi, hanno anche loro l’opportunità di monetizzare? Riescono anche loro a fare cassa?

Risposta: no. Gran parte di loro sicuramente no. E spesso non è solo una questione di strategia. Semplicemente Instagram non è un social ecommerce di fotografie.

Ecco perché ho trovato molto interessante un articolo di Ninja Marketing (tra le centinaia di siti italiani dediti alla scoperta di nuove tecnologie, all’aggiornamento professionale e al mondo dei social media, rientra di diritto nel mio personale podio) su alcune app che consentono di guadagnare, utilizzate anche solo nel tempo libero.

Foap homeFoap, in particolare, mi è parso subito un servizio interessante, pur nella sua semplicità. Disponibile sia in versione desktop che mobile (iOS e Android), Foap consente di vendere le proprie foto ad un prezzo fisso di 5 $, accreditabili tramite il servizio Paypal.

Il procedimento di registrazione è davvero semplice, con la possibilità di loggarsi anche tramite Facebook. L’UX è molto curata e parecchio intuitiva. Un volta creato il profilo, è possibile uploadare le foto (queste devono ricevere l’approvazione dalla community, tramite un sistema rapido di votazione), seguire gli altri utenti (meccanismo follower/following identico a Instagram) ed esprimere un voto da 1 a 5 alle pics dello stream o di utenti specifici.

Foap è un’ottima piattaforma anche per le aziende, soprattutto per la funzionalità “Missions”, ovvero contest fotografico. Un brand può lanciare un tema, dare una scadenza e predisporre una ricompensa (“Reward”) al vincitore.

Missions on FoapConde Nast, Kahlua, Plymouth Gin hanno già accettato la sfida e lanciato la propria Mission.

Io ho già caricato 4 foto e sto partencipando ad un contest chiamato “A moment of triumph”, il mio profilo lo trovate cercando @rembart. Nessuno ha ancora comprato le mie foto, ma, perlomeno, non sono annidate e dimenticate nello stream di Instagram.


Tips: Volete vendere di più? Armatevi di foto di gattini. Anche i cani vanno forte, assieme ai panorami e ai monumenti principali di alcune città.