I social network fanno bene fanno male

Quello che è accaduto sabato scorso in Nepal è una vera catastrofe. Leggevo proprio poco fa di oltre 4500 morti rinvenuti, una conta destinata solo a crescere, con ancora tanti dispersi.

Si temono 10 mila morti, un numero terrificante. In questa tragedia, oltre a tante mobilitazioni di governi e organizzazioni umanitarie, stanno giocando un ruolo fondamentale anche i social network e la rete tutta.

Google person finder (già utilizzato nel 2010 per il terremoto di Haiti e nel 2013 durante l’attentato di Boston) è un portale in cui si possono cercare informazioni sui dispersi o aggiungere notizie sullo stato di una persona.

A proposito di mobilitazioni, Apple ha lanciato una raccolta fondi tramite iTunes e grazie a Viber, invece, le chiamate internazionali sono gratis da e per le linee nepalesi.

Facebook ha attivato la funzione Safety check: chi si trova nell’area interessata può comunicare a tutti gli amici il suo stato. Rispondendo alla domanda “Stai bene?” in automatico tutti gli amici del contatto riceveranno una notifica e saranno informati sulle sue condizioni.

Il payoff “Connecting People” della Nokia vi dice niente?

Non è certo così che i morti diminuiranno e non è certo così che le catastrofi e le sciagure saranno evitate, ma ritengo sia un modo intelligente di usufruire di enormi banche dati e della tempestività con cui si agisce in rete e sui social.

Ne ho già accennato su Twitter, ma voglio parlarne ancora. Di sapientoni con la tastiera ne è piena la rete, però, sapere che questi si annidano anche tra i miei amici di Facebook, mi infastidisce. Domenica sera ho ricevuto una notifica da un mio amico di Facebook che tramite Safety check mi ha messo al corrente delle sue condizioni.

 Safety check Facebook

Mi sono ritrovata sul News Feed questo messaggio “XXXX marked himself safe during Nepal Earthquake” (sì, ho Facebook in inglese, così gli aggiornamenti e le novità arrivano prima). Poi il perché la notifica sia arrivata in italiano non saprei spiegarlo. E non servirebbe nemmeno.

Ho beccato un cazzone tra i miei amici (sul profilo di quest’ultimo poi sono piovuti risate e apprezzamenti) e ho deciso di cancellarlo.

Critica, satira, ironia, jesuischarlie: io accetto tutto. Poi però riscopro i limiti della decenza, rifletto sulle tragedie, passo una mano sulla coscienza e l’altra sul trackpad del Mac. Da lì a ad unfriend è un attimo.

Esiste un modo per svecchiare i siti di informazione?

Mi annoio e mi esalto, in rete. Trovo sempre nuovi spunti, articoli how to che spiegano più o meno bene più o meno tutto.

don draper

Su Youtube trastullo il mio cervello con una dose infinita di musica, tutorial, video demenziali e repliche televisive.

Facebook, Twitter e altri social mi servono per restare aggiornata sugli altri (Fb) e sul mondo (Tw).

Con Instagram ho imparato a constatare quanto la gente possa tirarsela per un ultimo acquisto (che poi magari è un collutorio, o uno smalto, o un paio di calzini con il faccione di Che Guevara).

Periscope, e qui ne ho già parlato, ha impiegato meno di un attimo per diventare territorio fertile per sapientoni con la tastiera, poi qua e là trovi simpaticoni che fanno dirette live (qualcuno le ha definite dirette life) di venti minuti inquadrando frigoriferi o dispense.

Google+ forse è quello che si difende meglio da attempati, troll e guastafeste, ma solo perché è popolato da balle di fieno (sì, ok, molte community verticali hanno trovato lì il loro lido, per il resto, c’è addirittura poca fuffa).

Linkedin è sempre più interessante. Personalmente, trascorro molto più tempo a capire come trovare collegamenti validi ed espandere il mio network che a dispensare cuori su Instagram. Con Pulse (il personal blog che LinkedIn mette a disposizione della sua rete di utenti), poi, ha dato una svolta decisiva.

C’è un’altra realtà che mi ha colpito tanto all’inizio, tanto nel momento in cui ho deciso di diventarne parte attiva, ma davvero poco nel periodo successivo (quando, insomma, l’eccitamento per il posto nuovo si è esaurito): Tumblr.

Tempo fa lo avevo definito “un Twitter obeso o un blog anoressico“, visto che lo utilizzavo per dare sfogo alla mia insonnia con post di breve/media lunghezza (con più di 140 caratteri, per intenderci) di argomento più disparato.

Tumblr è un po’ il MySpace o i Live Space di una volta con l’aggiunta di alcune dinamiche di Facebook, secondo me. È un ecosistema variegato, non è più (e non è solo) territorio per teenager.

Ora, non so bene come, e se anche controllassi la cronologia delle ricerche non è detto che riuscirei a risalirci, ma ho beccato questo sito di news fatto con Tumblr: www.4newswall.com.

Ecco, mi è sembrato che dopo mesi e mesi di lucine stroboscopiche, frasi flashintermittenti, colori psichedelici, immagini in HD che caricano dopo anni e stralci di film/serie tv tagliuzzati e sottotitotali, Tumblr abbia finalmente lanciato un meme (è un meme, vero?) che mi ha colpito e che ha modificato qualcosa in un settore (giornalismo/informazione) che pare barboso anche quando è sottoposto a vari aggiornamenti.

4newswall è un sito di news fatto di sole gif (perlomeno in homepage).

Condensed news è un po’ payoff e un po’ sunto ufficiale di 4newswall. Personalmente, considero 4newswall una forma di svecchiamento dei siti di informazione. È una novità interessante, magari poco applicabile a realtà più grandi, ma se dovessi scegliere fra 4newswall e Fanpage (solo per citarne uno, tra i più odiosi, secondo me), ci sarebbe poca lotta e il sito base Tumblr vincerebbe a mani basse.

E voi? Sarete mica adepti di Fanpage? 🙂