La campagna promozionale online che non fa bene alla Tunisia

Mi sono imbattuta in quest’articolo su Buzzfeed. Un creativo tunisino, spinto dalla voglia/necessità – peraltro del tutto giustificata – di risollevare l’economia turistica del suo Paese dopo i gravi attentati degli ultimi mesi, ha lanciato la campagna online “Would you stop visiting New York?“.

campagna pubblicitaria tunisia

(Foto da: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=902428883150019&set=pcb.902430113149896&type=1)

Dice Selim Ben Hadj Yahia, l’ideatore della campagna lanciata su Facebook: «ce message est un appel à soutien à la Tunisie qui, je l’espère, sera partagé au maximum afin qu’il puisse toucher un maximum de personne car, nous en avons besoin plus que jamais».

Ora, ammettiamone la disperazione e il desiderio di rivalsa e protezione verso il proprio Paese, la propria economia e le sorti, personali e nazionali. Associare, anche solo per immagini, una campagna pubblicitaria pro-Tunisia a vicende terroristiche ancora scottanti (sceglietene una a caso fra New York e Parigi, ad esempio) è una mossa azzeccata?

Parliamo di Tunisia in termini di brand tunisino. È così che si gestisce una situazione di crisi? Costruire un sentimento di fiducia e credibilità: è così che si fa? È questo il corretto modo di chiedere – e quindi sperare di avere – il supporto dei turisti di tutto il mondo?

Tunisia really needs support, ma non così.

Cito uno dei commenti, trovato sul sito del Corriere: “Ma il loro esperto di marketing dove ha fatto gli studi? A Bagdad?

La mia esperienza. Sono stata in Tunisia due volte, entrambe alloggiando ad Hammamet. La prima volta non avevo ancora 16 anni, la seconda ero ad un passo dalla laurea triennale. Ho solo ricordi positivi: grande ordine, civiltà, cortesia. Strutture alberghiere a cinque stelle, robe che in Sicilia (anche in gran parte d’Italia, in verità) sogniamo da secoli. Spiagge sconfinate, un’anteprima di deserto, caldo e tempeste di sabbia. Accoglienza, cibi tipici e meno tipici. Cous cous, spezie piccanti, odori forti, suq.

La miglior campagna promozionale può e necessariamente deve vertere intorno ad un fatto concreto: la messa in sicurezza di una nazione che ama la pace.

La Tunisia, unico paese pienamente democratico del mondo arabo, però, adesso, è un paese vulnerabile. Serve ancora del tempo.

Come non usare TripAdvisor se sei un cliente o un gestore

Questa è la storia di me che lascio una recensione su TripAdvisor che poi cancellerò. È quindi un suggerimento su come non usare TripAdvisor se sei un cliente o un gestore.

Partiamo dall’inizio: un amico festeggia il suo compleanno in una pizzeria. Abitando in provincia e avendo scelto il luogo dei festeggiamenti poco prima di metterci alla guida, decidiamo di telefonare (mia era la voce parlante) e prenotare un tavolo per sette persone. Fin qui tutto normale.

Arriviamo in questa pizzeria e, nonostante la prenotazione e l’abbondante preavviso, il nostro tavolo non era ancora stato assegnato. A locale occupato per meno della metà, abbiamo aspettato che ci apparecchiassero. Fin qui tutto normale: una distrazione, un’occhiata sbadata all’orologio e tutto viene ritardato. Succede.

Salto i commenti sulla pizza e sugli antipasti – questi sono frutto di pareri, e quindi gusti, personali – e arrivo al dunque. La pizza non mi è piaciuta. Per chi non lo sapesse, a Trapani c’è un’antica tradizione relativa alla pizza, anzi è proprio una cultura particolare. Avete mai visto che forma ha una pizza trapanese, ad esempio?

Dopo gli auguri e i brindisi, una volta tornata a casa, decido di lasciare una recensione su TripAdvisor. Qualche giorno dopo, ricevo una chiamata dalla fidanzata del festeggiato che mi chiede gentilmente di modificare o eliminare la recensione.

Il festeggiato e uno dei titolari della pizzeria sono amici, cosa che non sapevo e che ho scoperto al momento della telefonata. Tuttavia, anche se avessi saputo di questa situazione, vi assicuro che la mia recensione non sarebbe cambiata di una virgola.

Per dovere di trasparenza, per sfogo personale e per farvene testimonianza, vi lascio di seguito la recensione (che poi ho rimosso) e il testo dell’email che ho deciso di mandare ai gestori della pizzeria. Email che, in perfetto stile “scomodiamo l’amico così ci facciamo belli su TripAdvisor“, non ha ancora ricevuto risposta. (Leggi qui l’aggiornamento)

Recensione TripAdvisor

L’email recita:

Salve,

sono Paola Leo, la ragazza che ha lasciato la recensione su TripAdvisor e che, su “decisa” richiesta di un amico, ha deciso di rimuoverla.

Personalmente ritengo che il web, i social media e i network siano abili strumenti talvolta capitati miseramente in mani sbagliate.

La mia personale, sottolineo personale, recensione – riguardante quindi me medesima, senza forzature alcune, senza telefonate o pistole alla tempia – è stata puro oggetto della mia esperienza nella vostra pizzeria. Esprime, dunque, un giudizio soggettivo e, buon dio, opinabile. Lo strumento TripAdvisor, meravigliosa miniera d’oro di ristoratori e non solo, consente un’azione di risposta alle recensioni – più o meno giuste/ingiuste – che vengono raccolte sulla pagina dell’attività registrata.

Farsi belli per recensioni bonarie o gioire di primati raggiunti ha senso solo se dello “strumento TripAdvisor” si accettano tutte le funzioni e le possibilità offerte.

Ricevere una chiamata da un amico, vistosi additare come colpevole/complice di una recensione considerata negativa (che poi negativa non era affatto), è quanto di più triste poteva accadermi dopo una serata trascorsa in allegria per festeggiare un compleanno.

Il giudizio espresso poteva essere corrisposto direttamente sulla piattaforma TripAdvisor. L’aver scomodato una persona è errato ed arrogante, fortuna per voi che almeno è stata scomodata la persona giusta. Un amico, per me.

Io ritornerò di certo nella vostra pizzeria, sebbene la pizza – e ci tengo a sottolinearlo – non sia la migliore di Trapani (né si avvicina lontanamente), con la speranza nel cuore di veder germogliare quel seme di umiltà che in un’attività di ristorazione non guasta mai.

Perché ho cancellato la recensione? Perché me l’ha chiesto un amico. Lo rifarò? Credo mai più. 

Suggerimento: se siete aperti solo ai commenti positivi, agli elogi e agli encomi, cancellate la vostra attività da TripAdvisor, da Facebook, da ogni social. Oppure scomodate tutti gli amici e le conoscenze che avete. Sarà pure un duro lavoro, ma (a quanto pare) qualcuno lo fa.



AGGIORNAMENTO:
l’email ha ricevuto risposta (la mia è partita il 21 giugno, la loro è arrivata il 26). Si sono scusati. Sono dispiaciuti. Tutto era partito da una conversazione fra intimi, poi degenerata. Problema rientrato, ma la scottatura brucia.

I social network fanno bene fanno male

Quello che è accaduto sabato scorso in Nepal è una vera catastrofe. Leggevo proprio poco fa di oltre 4500 morti rinvenuti, una conta destinata solo a crescere, con ancora tanti dispersi.

Si temono 10 mila morti, un numero terrificante. In questa tragedia, oltre a tante mobilitazioni di governi e organizzazioni umanitarie, stanno giocando un ruolo fondamentale anche i social network e la rete tutta.

Google person finder (già utilizzato nel 2010 per il terremoto di Haiti e nel 2013 durante l’attentato di Boston) è un portale in cui si possono cercare informazioni sui dispersi o aggiungere notizie sullo stato di una persona.

A proposito di mobilitazioni, Apple ha lanciato una raccolta fondi tramite iTunes e grazie a Viber, invece, le chiamate internazionali sono gratis da e per le linee nepalesi.

Facebook ha attivato la funzione Safety check: chi si trova nell’area interessata può comunicare a tutti gli amici il suo stato. Rispondendo alla domanda “Stai bene?” in automatico tutti gli amici del contatto riceveranno una notifica e saranno informati sulle sue condizioni.

Il payoff “Connecting People” della Nokia vi dice niente?

Non è certo così che i morti diminuiranno e non è certo così che le catastrofi e le sciagure saranno evitate, ma ritengo sia un modo intelligente di usufruire di enormi banche dati e della tempestività con cui si agisce in rete e sui social.

Ne ho già accennato su Twitter, ma voglio parlarne ancora. Di sapientoni con la tastiera ne è piena la rete, però, sapere che questi si annidano anche tra i miei amici di Facebook, mi infastidisce. Domenica sera ho ricevuto una notifica da un mio amico di Facebook che tramite Safety check mi ha messo al corrente delle sue condizioni.

 Safety check Facebook

Mi sono ritrovata sul News Feed questo messaggio “XXXX marked himself safe during Nepal Earthquake” (sì, ho Facebook in inglese, così gli aggiornamenti e le novità arrivano prima). Poi il perché la notifica sia arrivata in italiano non saprei spiegarlo. E non servirebbe nemmeno.

Ho beccato un cazzone tra i miei amici (sul profilo di quest’ultimo poi sono piovuti risate e apprezzamenti) e ho deciso di cancellarlo.

Critica, satira, ironia, jesuischarlie: io accetto tutto. Poi però riscopro i limiti della decenza, rifletto sulle tragedie, passo una mano sulla coscienza e l’altra sul trackpad del Mac. Da lì a ad unfriend è un attimo.

Esiste un modo per svecchiare i siti di informazione?

Mi annoio e mi esalto, in rete. Trovo sempre nuovi spunti, articoli how to che spiegano più o meno bene più o meno tutto.

don draper

Su Youtube trastullo il mio cervello con una dose infinita di musica, tutorial, video demenziali e repliche televisive.

Facebook, Twitter e altri social mi servono per restare aggiornata sugli altri (Fb) e sul mondo (Tw).

Con Instagram ho imparato a constatare quanto la gente possa tirarsela per un ultimo acquisto (che poi magari è un collutorio, o uno smalto, o un paio di calzini con il faccione di Che Guevara).

Periscope, e qui ne ho già parlato, ha impiegato meno di un attimo per diventare territorio fertile per sapientoni con la tastiera, poi qua e là trovi simpaticoni che fanno dirette live (qualcuno le ha definite dirette life) di venti minuti inquadrando frigoriferi o dispense.

Google+ forse è quello che si difende meglio da attempati, troll e guastafeste, ma solo perché è popolato da balle di fieno (sì, ok, molte community verticali hanno trovato lì il loro lido, per il resto, c’è addirittura poca fuffa).

Linkedin è sempre più interessante. Personalmente, trascorro molto più tempo a capire come trovare collegamenti validi ed espandere il mio network che a dispensare cuori su Instagram. Con Pulse (il personal blog che LinkedIn mette a disposizione della sua rete di utenti), poi, ha dato una svolta decisiva.

C’è un’altra realtà che mi ha colpito tanto all’inizio, tanto nel momento in cui ho deciso di diventarne parte attiva, ma davvero poco nel periodo successivo (quando, insomma, l’eccitamento per il posto nuovo si è esaurito): Tumblr.

Tempo fa lo avevo definito “un Twitter obeso o un blog anoressico“, visto che lo utilizzavo per dare sfogo alla mia insonnia con post di breve/media lunghezza (con più di 140 caratteri, per intenderci) di argomento più disparato.

Tumblr è un po’ il MySpace o i Live Space di una volta con l’aggiunta di alcune dinamiche di Facebook, secondo me. È un ecosistema variegato, non è più (e non è solo) territorio per teenager.

Ora, non so bene come, e se anche controllassi la cronologia delle ricerche non è detto che riuscirei a risalirci, ma ho beccato questo sito di news fatto con Tumblr: www.4newswall.com.

Ecco, mi è sembrato che dopo mesi e mesi di lucine stroboscopiche, frasi flashintermittenti, colori psichedelici, immagini in HD che caricano dopo anni e stralci di film/serie tv tagliuzzati e sottotitotali, Tumblr abbia finalmente lanciato un meme (è un meme, vero?) che mi ha colpito e che ha modificato qualcosa in un settore (giornalismo/informazione) che pare barboso anche quando è sottoposto a vari aggiornamenti.

4newswall è un sito di news fatto di sole gif (perlomeno in homepage).

Condensed news è un po’ payoff e un po’ sunto ufficiale di 4newswall. Personalmente, considero 4newswall una forma di svecchiamento dei siti di informazione. È una novità interessante, magari poco applicabile a realtà più grandi, ma se dovessi scegliere fra 4newswall e Fanpage (solo per citarne uno, tra i più odiosi, secondo me), ci sarebbe poca lotta e il sito base Tumblr vincerebbe a mani basse.

E voi? Sarete mica adepti di Fanpage? 🙂

Facebook è gratis e lo sarà sempre, ma solo per gli utenti

Paid Reach vs Organic Reach

Facebook è gratis

Io Dario Ciracì non lo conoscevo mica, prima di leggere il suo parere alla domanda “Quanto vale oggi per un brand 1 milione di Fan su Facebook?“. E quello che più mi ha colpito del suo intervento all’interno del magistrale post di Giuliano Ambrosio è stato il suo essere lucidamente spietato.

Cito: “maggiore è il numero di fan di una pagina, minore è l’interazione complessiva che si genera. Tanto più alto è il numero di fan della pagina, tanto più alto sarà l’investimento richiesto per raggiungere una porzione sempre più ampia di questi“.

Questo perché da qualche tempo a questa parte, e questa è un po’ la tesi di Simone Tornabene, Facebook è diventato un paid media, dove brand e aziende godono ancora (e godranno) di grande visibilità, ma si deve anche accettare il compromesso che molta sarà a pagamento.

Le aziende con un grosso bacino di Fan sono costrette a “ripiegare” in campagne a pagamento per non rendere mere le strategie impiegate nell’acquisire quella mole di seguito. I contenuti di qualità, il rendersi utili agli utenti, la funzione di costumer care, il gaming, sono solo alcune delle mosse che possono trovare spazio su Facebook, ma pensare di affidarsi unicamente a queste per raggiungere obiettivi prefissati non è più un modo lucido di presenziare il social.

E Facebook può permettersi questo lusso del Paid Reach proprio perché è nato e si è evoluto come network di Organic Reach.

D’altronde, all’inizio, Facebook era rivolto unicamente agli individui, singoli utenti. É stato solo in un secondo momento, in un contesto già più maturo, che le aziende hanno intravisto delle grandi potenzialità e hanno deciso di presidiarlo. E come cita la frase di apertura al momento del login: È gratis e lo sarà sempre. Ma solo per gli utenti.


Tips: “Prima i Brand potevano utilizzare l’owned per alimentare l’earned. Ora sarà necessaria l’adozione del paid per mantenere un elevato livello di earned, il quale conserva il suo valore originale“, qui l’articolo integrale.