Small enough to be big, San Marino all’Expo

Sono stata all’Expo e, prima di annoiarvi con foto, racconti e mie impressioni personali, ho deciso di condividere uno dei punti di forza della manifestazione: la fantasia.

Fantasia intesa come estro, capacità di creazione, genio. Non solo nelle modalità di interpretazione (o stravolgimento, in certi casi) del tema affidato (Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, per molti sinonimo di Cibo Aggratis), ma anche nel declinare aspetti comunicativi che riassumono e centrano le caratteristiche di ogni singolo paese.

A tal proposito, proprio oggi (e quindi a visita milanese passata e conclusa) ho beccato su Facebook il payoff della Repubblica di San Marino in occasione dell’Expo. Enjoy!

Expo

Non c’è neanche tempo di soffermarsi sul logo (è un logo, vero?!?), tutto è fagocitato dalla potenza comunicativa della frase scelta per sintetizzare storia e cultura di impresa di San Marino, un territorio di appena 61 km quadrati con un elevato standard qualitativo di filiere e produzioni.

Se volete visitare il Padiglione di San Marino, sappiate che è inserito nel Cluster del Bio-Mediterraneo, zona centrale nord, vicino al Palazzo Italia e all’Albero della Vita, per intenderci.


Margine:

Assentarsi da un blog personale per troppo tempo non è un consiglio che mi sentirei di dare a chi sta o vuole stare nell’infosfera, nella blogosfera (che termine antiko!) o nell’Internet in generale. Una serie di motivazioni non meglio specificate, tra cui la visita all’Expo (di cui parlerò in un altro momento), mi ha tenuta distante, tutto qui.

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Il web del click: la guerra dei poveri (di contenuti)

C’è questa sorta di diatriba nel giornalismo online, sui blog, tra i creatori di contenuti testuali e i SEO specialist, in merito all’attenzione degli utenti. Catturare l’attenzione degli utenti è basilare per la vita degli “organismi” di Internet.

web human to human(foto da https://download.unsplash.com/uploads/14120938606568dde6e2b/c9e42240 FREE)

Hai un blog di ricette palermitane? Che te ne fai se nessuno lo visita? Gestisci un e-commerce? In che altro modo vuoi sperare che aumentino le tue vendite online? Sito di news? Perché leggere il tuo sito e non Il Post (ad esempio)?

Il problema è (anche) un altro: una volta catturati gli utenti, sequestrati i loro click sul nostro link-banner-tweet-post-ecc, siamo ancora in grado di rispettare la promessa del contenuto? Cioè: sul web ha ancora senso battersi per la guerra dei click? La guerra dei click è un po’ la guerra dei poveri di contenuti.

Siamo bombardati da così tanti segnali di adescamento, su Internet e non solo, da esserne stanchi e da risultarne immuni. A far la vera differenza non è tanto l’attenzione che viene catturata prima del sudato click (o durante il click stesso), quanto piuttosto la capacità di trasformare quell’attenzione (e quello stesso click) in interesse.

I testi online, volendo un po’ semplificare e procedere per grandi linee, si possono classificare in tre tipologie:

– testi scritti da robottini SEO che utilizzano il coding come mantra di vita e fanno del SEO friendly il comandamento supremo del re Google;

– testi scritti da ottimi Copy che utilizzano lessico condiviso (è corretto parlare di “lessico pop“?), piacente, mai banale;

– testi (soprattutto titoli) scritti con la formula del click-baiting.

Il click-baiting, conosciuto come il male dell’Internet, è quella pratica acchiappa click che tanti – TROPPI – applicano ai contenuti testuali. È preoccupante perché è adoperata sia per la creazione di titoli di post che all’interno dei post stessi (per linkare altrove, magari). Titoli e post che si piegano al click baiting sono un po’ l’evoluzione marcia e cattiva dei vecchi “Congratulazioni, sei il visitatore numero 1 milione, CLICCA QUI per scoprire cosa hai vinto“. Ve li ricordate, no?

Tornando allo scontro pacifico SEO/Copy, suonano utili le parole di Mariangela Vaglio: “decidi cosa vuoi dire, tieni presente cosa vuoi spiegare, e stai tranquillo: le parole giuste, anche per farsi trovare da Google, poi ti vengono, perché siccome tu conosci la rem di cui parli, se la spieghi bene inserire le parole chiave che la descrivono bene ti verrà istintivo“. Un contenuto ottimizzato per i motori di ricerca che però non spiega alcunché e non è comprensibile o esaustivo agli occhi degli utenti è un contenuto che viene abbandonato. Allora è lì che l’interesse dell’utente viene meno e del suo click inizia a importarcene davvero poco.

Non scordiamoci che il web è H2H, human to human. The Net is of us, by us, and for us, cita il sesto punto del nuovo Cluetrain Manifesto.