Periscope e del perché non leggo più i commenti

Non sono poi così certa del fatto che Periscope sia l’invenzione dell’anno. Non sono poi così certa che il live streaming possa essere quello che nessuno si aspettava e che invece è giunto come per magia dal futuro. E sul duello Periscope vs Meerkat non voglio pronunciarmi. Ho provato Periscope per primo, senza alcun motivo specifico. E lì mi sono fermata. Dopo i primi entusiasmi legati alle dirette streaming, il mio stato d’animo si è andato via via piegando.

Ok, è tutto live. Guarda, stanno girando in diretta un telegiornale di un’emittente televisiva americana. Guarda qui, una spiaggia di Miami. Nooo, c’è anche un live di Tommaso Labate. Mitico! Accidenti, Beppe Fiorello non riesce ad agganciare Twitter a Periscope. Non ci credo, stanno già montando le spiagge a Forte dei Marmi!

Periscope app

Freno l’eccitamento dovuto alla diretta – come se in questi anni la tv non m’avesse insegnato niente – e focalizzo la mia attenzione sui commenti, fra gente che si inserisce per interagire con chi sta girando il live (“go straight, go straight”, “pick one, pick one”) e gente che spara a zero (insulti gratuiti e robaccia varia).

Poco fa, ad esempio, guardavo un live, selezionato a caso, di una spiaggia italiana. I commenti si avvicendavano veloci e molti suonavano più o meno così: “Str*nza”, “Fr*cio”, “Tr*ia”. Non ho voluto indagare oltre. Neanche sull’identità di chi impugnava lo smartphone. Ho solo chiuso tutto e pensato.

Forse solo io sono stata colta da un brio iniziale, tanto da twittarne. Mi sa tanto che Periscope è già meta di sapientoni con la tastiera. Pronti, lì sui loro divani sfondati, a dire il loro nulla. Riempire questo posto ancora nuovo. Sfregiarlo, dire che fa schifo e andare a rovinare the next big thing (o presunta tale) che Internet ci darà in pasto la prossima volta.

Ho avuto uno smartwatch a casa per diversi mesi prima di voler dire la mia a riguardo, quasi non fossi ancora pronta a parlarne. Vomitare insulti gratuiti, ma anche dire la propria, solo perché è data la funzione del commento è quanto di più fastidioso io possa immaginare, perlomeno in rete. E ora che Twitter ha concesso di commentare anche i tweet che ritwittiamo, non so a voi, ma a me un po’ prende l’angoscia.

Facciamo così: continuiamo ad utilizzare Periscope (o Meerkat, per carità), iniziamo però a badare meno ai commenti. Anzi, non leggiamoli proprio. Godiamoci la tanto sudata diretta (anche se ancora la qualità delle immagini – e la loro velocità – è pari a quella di Roja Directa) e stupiamoci di qualcosa. Anche piccola. Anche reiterata. Che però non sia il frigo di qualcuno.

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3 pensieri riguardo “Periscope e del perché non leggo più i commenti

  1. Mah… premetto che non ne so molto, ma mi pare un prevedibile sviluppo dei ‘selfie’ fotografici… mi chiedo solo: ok, facciamo la diretta streaming da una spiaggia.. e se io che passo sullo sfondo non voglio essere ripreso? Vabbè, che ormai con le telecamere in giro per le città la privacy è già una pia illusione, ma qui si va un passo oltre…

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