Il web del click: la guerra dei poveri (di contenuti)

C’è questa sorta di diatriba nel giornalismo online, sui blog, tra i creatori di contenuti testuali e i SEO specialist, in merito all’attenzione degli utenti. Catturare l’attenzione degli utenti è basilare per la vita degli “organismi” di Internet.

web human to human(foto da https://download.unsplash.com/uploads/14120938606568dde6e2b/c9e42240 FREE)

Hai un blog di ricette palermitane? Che te ne fai se nessuno lo visita? Gestisci un e-commerce? In che altro modo vuoi sperare che aumentino le tue vendite online? Sito di news? Perché leggere il tuo sito e non Il Post (ad esempio)?

Il problema è (anche) un altro: una volta catturati gli utenti, sequestrati i loro click sul nostro link-banner-tweet-post-ecc, siamo ancora in grado di rispettare la promessa del contenuto? Cioè: sul web ha ancora senso battersi per la guerra dei click? La guerra dei click è un po’ la guerra dei poveri di contenuti.

Siamo bombardati da così tanti segnali di adescamento, su Internet e non solo, da esserne stanchi e da risultarne immuni. A far la vera differenza non è tanto l’attenzione che viene catturata prima del sudato click (o durante il click stesso), quanto piuttosto la capacità di trasformare quell’attenzione (e quello stesso click) in interesse.

I testi online, volendo un po’ semplificare e procedere per grandi linee, si possono classificare in tre tipologie:

– testi scritti da robottini SEO che utilizzano il coding come mantra di vita e fanno del SEO friendly il comandamento supremo del re Google;

– testi scritti da ottimi Copy che utilizzano lessico condiviso (è corretto parlare di “lessico pop“?), piacente, mai banale;

– testi (soprattutto titoli) scritti con la formula del click-baiting.

Il click-baiting, conosciuto come il male dell’Internet, è quella pratica acchiappa click che tanti – TROPPI – applicano ai contenuti testuali. È preoccupante perché è adoperata sia per la creazione di titoli di post che all’interno dei post stessi (per linkare altrove, magari). Titoli e post che si piegano al click baiting sono un po’ l’evoluzione marcia e cattiva dei vecchi “Congratulazioni, sei il visitatore numero 1 milione, CLICCA QUI per scoprire cosa hai vinto“. Ve li ricordate, no?

Tornando allo scontro pacifico SEO/Copy, suonano utili le parole di Mariangela Vaglio: “decidi cosa vuoi dire, tieni presente cosa vuoi spiegare, e stai tranquillo: le parole giuste, anche per farsi trovare da Google, poi ti vengono, perché siccome tu conosci la rem di cui parli, se la spieghi bene inserire le parole chiave che la descrivono bene ti verrà istintivo“. Un contenuto ottimizzato per i motori di ricerca che però non spiega alcunché e non è comprensibile o esaustivo agli occhi degli utenti è un contenuto che viene abbandonato. Allora è lì che l’interesse dell’utente viene meno e del suo click inizia a importarcene davvero poco.

Non scordiamoci che il web è H2H, human to human. The Net is of us, by us, and for us, cita il sesto punto del nuovo Cluetrain Manifesto.

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9 pensieri riguardo “Il web del click: la guerra dei poveri (di contenuti)

  1. …dopo aver letto il tuo post mi chiedo come si colloca il mio blog.
    non faccio recensioni di prodotti ricevuti dalle aziende, niente acchiappa click, ho trovato blogger (sconosciute nella vita reale) con cui si è creata una relazione…

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  2. A me sinceramente non è mai interessato; mi spiego: è ovvio che abbia aperto un blog per ‘necessità di comunicazione’, ma qui mi fermo; so che qualcuno a leggere ciò che scrivo capiterà, tanti o pochi non m’importa granché. Chiaro che se uno apre un blog con l’intento di attirare lettori e guadagnare con la pubblicità è un altro discorso… e qui si potrebbe aprire la questione dei siti di informazione ‘mascherati’ da blog con l’unico intento di eludere l norme e di pagare una miseria chi ci scrive…

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    1. Sì, ti capisco. Considero però anche chi fa blogging per questioni di branding (personali o aziendali). In quel caso è importante non perdere di vista le dinamiche SEO, senza tuttavia alterare la qualità dei contenuti testuali (e non solo) previsti. Personalmente sono amante del blogging libero da ogni schema anche solo lontanamente legato al coding (o alla SEO), ma mi rendo conto di quanto possa essere limitante in certi settori.

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      1. “Nn me ne po frega’ de meno scrivo come molti x lavoro e dunque vi sono parole o concetti chiave ribaditi!
        Sul blog a ruota libera e amici come piovesse . Interessanti i tuoi spunti shherassilenziora

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      2. Soprattutto quando si ha un blog personale ritengo che l’agire “a ruota libera”, per dirla con parole tue, sia un’opzione valida. I blog sono nati per sollecitare una libertà di espressione, non intesa in senso sociale, che altre formule della rete non consentivano appieno.
        Le gare per esser trovati tramite le ricerche su Google, almeno per questo mio blog, non trovano spazio. Qui parlo come se non esistessero norme e dritte in merito al “post perfetto” o al “blog ideale”. Sposo appieno la tua filosofia, insomma. 🙂

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